
Dal MAE all’assoluzione: un percorso durato quasi 30 anni.
Quando il Sig. A.B. (iniziali di fantasia) lascia l’Italia per rientrare nel suo paese d’origine, quasi 30 anni fa, dell’esistenza di un processo a suo carico non sa nulla. La sua vita continua tranquilla nella sua terra natia, mentre in Italia, all’interno di un’inchiesta molto grande, il processo si svolge in sua assenza.
Nel frattempo, a sua totale insaputa, era stato condannato a 15 anni di carcere per il reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti. Lo scopre all’inizio dell’anno 2024, entrando in un altro Stato dell’Unione europea dove viene fermato e arrestato perché è scattato, nei suoi confronti, un Mandato di Arresto Europeo (MAE) emesso dall’Italia qualche anno prima. È il momento in cui viene a conoscenza per la prima volta, di essere imputato. I familiari si affidano al nostro Studio con piena fiducia e, in collaborazione con i colleghi dello stato europeo dov’era stato arrestato in attesa di estradizione, iniziamo subito ad occuparci del caso. Dopo mesi in carcere all’estero, necessari per l’estradizione e i controlli di legge, arriva la consegna alle autorità italiane e l’applicazione della misura cautelare anche in Italia.
Ricostruiamo, dunque, tutta la vicenda, leggendo e studiando le migliaia di pagine contenute negli oltre 100 faldoni (i fascicoli erano tutti cartacei in quanto il processo era molto datato), e chiariamo subito l’aspetto iniziale e decisivo: l’imputato non era mai stato messo a conoscenza delle accuse mosse a suo carico fino a quel momento. Abbiamo, quindi, chiesto al Tribunale di Milano la remissione in termini per presentare appello e l’istanza è stata accolta. Grazie a questo, il Sig. A. ha potuto impugnare la sentenza di condanna emessa all’epoca.
In Corte d’Appello cambia tutto!
Un lavoro lungo e faticoso, in quanto le difficoltà e la mole di lavoro erano importanti, ma non è mai mancato l’impegno e la dedizione da parte nostra. Abbiamo cercato di far emergere tutti gli errori commessi in primo grado e di dimostrare alla Corte l’estraneità del nostro cliente. La Corte d’Appello di Milano ha rivalutato attentamente gli elementi proposti dal nostro studio: testimonianze, intercettazioni, tabulati, pedinamenti. La chiamata in correità non risultava sostenuta da riscontri esterni individualizzanti (art. 192 c.p.p.), i contatti familiari restano neutri e gli accertamenti non chiudono il cerchio su ruoli o condotte.
La conclusione è netta:
assoluzione “per non aver commesso il fatto” (art. 530 c.p.p.) e revoca della custodia cautelare con scarcerazione immediata.
Finito il processo, si apre l’ultima pagina: depositiamo istanza di riparazione per ingiusta detenzione, in modo da ottenere un indennizzo proporzionato tanto ai giorni di privazione della libertà senza giusta causa quanto al danno subito.
Cosa ha stabilito la Corte (in poche parole)
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Assoluzione piena dalle accuse e contestazioni in materia di stupefacenti (art. 73 e 80 d.P.R. 309/1990) e dall’ipotesi associativa (art. 74).
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La chiamata in correità vale solo se ci sono riscontri esterni specifici e individualizzanti: i soli legami familiari o contatti neutri non bastano.
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Nessuna prova individualizzante collega il Sig. A. a consegne, accordi o utilità illecite; gli indizi non superano il ragionevole dubbio.
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Scarcerazione immediata per venir meno dei presupposti cautelari.
Perché questa sentenza è importante?
Perché ricorda che la parentela o la vicinanza non significano colpevolezza né, tantomeno, concorso o associazione. Senza prove vere, non si dovrebbe condannare e chi non è stato messo nella condizione di difendersi deve poter recuperare i suoi diritti.
Il nostro approccio
La giusta preparazione, il duro lavoro e il metodo applicativo, con la consapevolezza di essere sempre nella direzione giusta, sono stati i nostri punti a favore.
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Abbiamo chiarito la mancata conoscenza del processo e ottenuto la remissione in termini.
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Abbiamo distinto molti fatti dalle precedenti interpretazioni, mostrando l’assenza di riscontri individualizzanti.
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La Corte ha eseguito una lettura e valutazione rigorosa dei nostri atti e anche questo ha portato all’assoluzione completa.
Qui trovate la sentenza in pdf.Qui per l'articolo in lingua albanese 🇦🇱 Non esitate a contattarci, saremmo lieti di potervi aiutare.
FAQ
Cos’è il Mandato di Arresto Europeo (MAE)?
È un ordine di arresto valido tra Stati UE: lo Stato in cui la persona, ricercata da uno Stato membro dell’UE, viene trovata procede al suo arresto e, dopo i controlli, provvede alla sua consegna allo Stato che ha emesso il mandato per processo o esecuzione pena.
Cosa significa “remissione in termini”?
È lo strumento che consente di recuperare un termine scaduto (per esempio per fare appello) quando l’interessato non ha potuto rispettarlo senza colpa, come quando, ad esempio, non sapeva del processo. Concessa la remissione, l’impugnazione si può proporre come se il termine non fosse mai decorso.
Cosa sono i “riscontri esterni individualizzanti”?
Sono prove autonome e specifiche (documenti, sequestri, osservazioni dirette, tracciati) che collegano proprio quella persona al reato. Senza questi, le dichiarazioni di altri non bastano.
Cos’è la riparazione per ingiusta detenzione?
Chi è stato privato della libertà e poi assolto, può chiedere alla Corte d’Appello un indennizzo economico (art. 314–315 c.p.p.), purché non abbia dato causa alla detenzione con dolo o colpa grave.
®𝑹𝒊𝒑𝒓𝒐𝒅𝒖𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒓𝒊𝒔𝒆𝒓𝒗𝒂𝒕𝒂
